La guerra nucleare degli insulti

Continua la guerra all’ultimo insulto tra Donald Trump e Kim Jong-un. Come in un campetto di periferia, o tra ultrà di opposte curve, la ‘strana coppia’ Kim & Donald continua la reciproca escalation di offese reciproche. L’ultima è di poche ore fa. Abbandonati i toni istituzionali degli ultimi giorni, durante le tappe ufficiali del viaggio in Asia, l’inquilino della Casa Bianca si è infatti sfogato su Twitter. Sembrava non vedesse l’ora: “Kim Jong-un mi ha chiamato vecchio, io non gli direi mai che è basso e grasso”. Poi aggiunge sibillino: “Vedo molto difficile che possa essere mio amico, ma forse un giorno succederà!”. Boom. E Kim che fa, tace? Macché. Solo qualche ora prima aveva accusato Trump di essere un “guerrafondaio” in giro per l’Asia, che “cerca lo scontro per privare la Repubblica popolare democratica di Corea dal suo potere di deterrenza nucleare”.

La ‘guerra nucleare’ degli insulti parte però da lontano. Kim e The Donald, fortunatamente solo a parole, se le danno di santa ragione già da un po’. Il campionario delle offese è vasto. Il leader nordcoreano, ad esempio, senza peli sulla lingua ha definito Trump un “furfante e gangster che si diverte a giocare col fuoco”. A stretto giro di posta la risposta minacciosa di Donald: “Colpiremo Kim con furia e fuoco come il mondo non ha mai visto”. E ancora. Kim: “La gente si chiede se Trump sia sano di mente, non lo so”. The Donald: “Rocket Man è in una missione suicida”. Kim: “E’ un cane che abbaia e non morde”. Donald: “E’ un criminale. Sarà messo alla prova come nessuno mai prima”. Questi sono solo alcuni, tra i tanto botta e risposta tra i due. Non ci sono precedenti, neppure negli anni della più gelida Guerra Fredda, di scambi di insulti di questo tenore tra leader. Speriamo solo che dalle parole non si passi ai fatti.


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