Gentile direttore,
 
Ho riflettuto più volte se scrivere o meno questa lettera perché su un argomento come quello della vita bisogna avere una certa maturità specie se si è genitori seppur giovani perché le parole scritte hanno un peso, vengono commentate e rischiano di essere fraintese.

Sono un papà e un marito innamorato di una “donna e moglie speciale” una delle  tante al quale viene purtroppo diagnosticato  un “triplo n negativo al seno”. E così all’improvviso nel momento forse più bello della vita all’ombra dei quaranta anni con due bimbi piccoli e una adorata moglie, quando il connubio di forze fisiche, felicità trasmessa quotidianamente dai figli e intesa massima con il proprio partner in un secondo ti trovi in uno stato che non trovo le parole giuste per identificare (potrei iniziare con un misto di angoscia, paura, depressione ma mi creda trovo difficile identificare correttamente le parole – e’ un qualcosa che non si può spiegare e purtroppo lo capisce solo chi vive certi momenti).

Se volessi metaforizzare ci troviamo calcisticamente a dover giocare la partita decisiva per la salvezza contro una squadra più forte che lotta per i piani alti della classifica e li contano le motivazioni oltre alla tecnica che nel nostro caso sono le terapie…. anche se alcune volte non sono sufficienti. Non so il risultato di questa partita, la paura e’ tanta, il cuore batte forte e le lacrime sono incessanti perché  in gioco non c’è solo la vita della mamma dei miei figli, c’è il futuro è la speranza di una vita normale di tutta la mia famiglia.

E allora io non  entro nel merito  se il cancro e’ o meno un dono o una opportunità, penso invece che il dono è quello di vivere accanto a delle persone che di fronte a un dolore non solo fisico cercano di trasmetterti la loro voglia di andare avanti nonostante tutto e di vivente normalmente in un contesto il più delle volte anormale.
Tutti dovremmo interrogarci non se sono corrette o sbagliate le affermazioni di Nadia ma piuttosto come ringraziare tutte queste persone che con semplici gesti ci insegnano cosa è la vita e come viverla al meglio. 

La mia lettera vuole essere un inno alle donne e agli uomini che ogni giorno con una dignità e una caparbietà incredibile lottano e non si arrendono.

Ecco perché bisogna solo dire grazie a Mariangela, a Nadia e alle tante persone che si sottopongono a delle cure non sapendo il loro futuro e che quotidianamente  ci dimostrano come è bella la vita e che indipendentemente se sarà lunga o corta deve essere vissuta al massimo godendosi  ogni momento, ogni secondo.
 

Alcune volte poi l’arbitro fischiera’ la fine e la tecnica e le motivazioni non saranno bastate a evitare la “retrocessione” ma restera’ sempre nel cuore e negli occhi lo spirito di chi non si è arreso !!!
 
 Mario

 
 
 

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