Brusca frenata per il processo di riorganizzazione di Ikea in Italia, che, come denunciato dai sindacati nei mesi scorsi, sta colpendo le figure apicali in azienda, di 1° e 2° livello, con veri ‘aut aut’: demansionamenti e trasferimenti ‘forzati’ a centinaia di chilometri di distanza per dipendenti perlopiù cinquantenni, tra cui mamme e lavoratrici. E proprio una mamma, single e con bambino piccolo, che era stata trasferita a centinaia di chilometri di distanza da Roma, suo luogo di lavoro, è la protagonista della vicenda che ha visto ‘soccombere’, in Tribunale a Roma, il colosso svedese. Il Tribunale della Capitale, infatti, con ordinanza del 7 giugno scorso, ha accolto, come apprende Adnkronos/Labitalia, il ricorso di urgenza ex art. 700 Cpc promosso dalla lavoratrice nei confronti di Ikea Italia Retail Srl dichiarando l’illegittimità del trasferimento della ricorrente presso la sede di Pisa e ordinandone la riammissione nella sede di lavoro dello store Ikea di Roma Anagnina con mansioni proprie del livello inquadramentale posseduto dalla lavoratrice (2° livello del Ccnl di settore).

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