Genova si ferma

(Afp)

Le sirene del porto, le campane delle chiese e poi: “Facciamo urlare il silenzio“: sono le ultime parole pronunciate dai membri del comitato di Certosa, prima del minuto di silenzio osservato in tutta Genova allo scoccare delle 11.36 di questa mattina, quando la città si è fermata per ricordare la tragedia di Ponte Morandi, a un mese esatto dal crollo.

Al limitare della zona rossa sono circa 300 le persone – tra residenti sfollati, genovesi arrivati da altre zone della città, volontari e soccorritori, semplici cittadini – che si sono raccolte accanto alle transenne che delimitano il quartiere di via Porro e via Fillak, deserto dal 14 agosto scorso quando è stato evacuato per motivi di sicurezza.

Dietro il presidio silenzioso, tra gli alberi di via Fillak, a fare da sfondo quello che resta del troncone di levante di ponte Morandi, che sovrasta le case e i palazzi. Un lungo applauso ha concluso il minuto di silenzio dopo il quale è stato il momento della campana tibetana che ha suonato nel quartiere e dei palloncini bianchi liberati in cielo dai partecipanti.

“Proprio adesso, un mese fa, accadde a Genova ciò che non sarebbe mai dovuto capitare – ha scritto su Twitter il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli -. Siamo vicini alla città e col decreto approvato ieri le ridaremo la dignità che merita. In più restituiremo allo Stato un vero potere di controllo sulla sicurezza di tutte le infrastrutture”. Anche il premier Giuseppe Conte, in visita a Palermo per l’inaugurazione dell’anno scolastico, ha ricordato che “oggi ricorre un mese dalla catastrofe del crollo del Ponte Morandi”. Un commento applaudito a lungo dai presenti in sala, tra cui molti studenti.

Anche il governatore della Liguria Giovanni Toti, prima di recarsi nell’area del disastro per partecipare con le istituzioni genovesi al minuto di silenzio, ha ricordato la tragedia in un post su Facebook: “Oggi il pensiero di tutti noi è per le 43 vittime – ha commentato – per le loro famiglie, per i feriti, per i genovesi che hanno perso la loro casa. Oggi il pensiero di tutti noi è per Genova, che non dimentica, che non si arrende, che si rialzerà”. “Non sarà la caduta di un ponte a piegare Genova – ha poi aggiunto prima del silenzio Toti parlando dall’area lato ponente del torrente Polcevera, dove un mese fa è nato nelle ore del crollo il punto di ritrovo dei soccorritori -. E’ una città che ha voglia di tornare a correre nel più breve tempo possibile. Oggi in piazza De Ferrari, la piazza delle grandi adunate di quel popolo che ha saputo dire no ai terroristi quando fu ucciso Guido Rossa, ribadiremo a tutti questa volontà”.

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