I 140 milioni di finanziamento versati dall’amministrazione regionale al Casinò di Saint-Vincent tra il 2012 e il 2015, per sanare il ‘rosso’ nei bilanci, non costituiscono un reato. La sentenza del giudice Paolo De Paola, arrivata dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, risuona nell’aula del tribunale. Assoluzione per l’ex presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, dall’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato.

Assoluzione anche per gli ex assessori alle finanze Ego Perron e Mauro Baccega. Perchè “il fatto non sussiste”. Nei loro confronti il pm Eugenia Menichetti aveva chiesto la condanna con pene fino a 4 anni e 8 mesi.

Secondo la procura, gli imputati “consapevoli della reale situazione economico patrimoniale del Casinò” avevano indotto “in errore con artifici e raggiri la Regione”, che ha deliberato i finanziamenti; lo avrebbero fatto “dissimulando” nei bilanci “la reale consistenza delle perdite” in modo da “poter formulare piani industriali di sviluppo in realtà irrealizzabili”. Tesi respinta dal giudice. Escono indenni dal processo anche l’ex amministratore della casa da gioco, l’avvocato Lorenzo Sommo, e i membri del collegio sindacale, che dovevano rispondere anche di falso in bilancio: tutti assolti.

“Per noi questa era una croce, immaginare che ci fosse questa situazione dopo avere fatto di tutto per cercare di reggere all’impatto. Abbiamo messo i soldi per la ristrutturazione, sennò la casa da gioco sarebbe già chiusa da quattro anni” ha commentato Rollandin all’uscita da Palazzo di Giustizia. Per gli stessi finanziamenti solo due settimane fa la Corte dei Conti aveva condannato 18 consiglieri ed ex consiglieri regionali ad un risarcimento complessivo di 30 milioni di euro.

La sentenza del gup ha fatto passare in secondo piano, ma solo per qualche ora, la drammatica situazione del Casinò de la Vallée (di proprietà al 99,9% della Regione). Dopo l’istanza di fallimento depositata dalla procura di Aosta a causa di una “crisi irreversibile”, l’amministratore unico, Filippo Rolando, si è presentato davanti al giudice fallimentare per “fornire chiarimenti” sull’istanza di concordato preventivo, considerata l'”ultima spiaggia” per evitare la chiusura: la procedura concorsuale, infatti, ‘blocca’ il fallimento in questa fase. Una mezz’oretta di colloquio, poi la richiesta di ulteriore documentazione (che sarà prodotta all’inizio della prossima settimana).

Alla fine volti distesi, nonostante qualcuno nutrisse la speranza di ottenere subito il via libera per il concordato, che potrebbe salvare un’azienda con quasi 600 dipendenti e che incassa 60 milioni di euro all’anno.

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