CON i suoi 77 anni Giulia era tra i volontari più attivi nella onlus dei piccoli cardiopatici. Magra e dritta come un fuso non mostrava la vera età e donava il suo tempo ai pazienti, dai reparti ai banchetti promozionali. Si era sempre ritenuta fortunata con la salute: un tunnel carpale pochi anni prima e poco altro. Vedova di un medico, nutriva molta fiducia nella categoria ma ultimamente era delusa. Quel male improvviso e feroce al volto, e altrove, a cui nessuno sembrava poter dare un nome o un rimedio. Chi parlava di trigemino, chi di sindrome di Costen, chi di fibromialgia. E adesso anche il fiato corto.

Circondata com’era da cardiologi ne cercò uno, arrivando così al fascinoso Savona. La storia cardiologica era, come si dice, muta, nemmeno un po’ di ipertensione. Ma adesso a Giulia mancava il respiro anche per sforzi lievi. La visita rivelò un battito appena veloce, senza soffi strani, pressione normale e anche i polmoni sembravano a posto.

All’Ecg c’era un Pr lungo che ci stava con l’età, e poi dei bassi voltaggi. Le chiese della tiroide, ma niente. Appena Savona appoggiò la sonda dell’ecocardio sul petto le chiese se fosse sicura di non essere mai stata ipertesa: le pareti del cuore erano spesse come quelle di un iperteso datato, oppure di una cardiomiopatia ipertrofica che però non era compatibile con il quadro clinico. Continuò l’esame senza trovare valvulopatie, e anche il pericardio non era ispessito, né si vedeva un versamento che giustificasse i bassi voltaggi. Savona non riusciva ad accordare quell’Ecg con l’ipertrofia miocardica, a meno che… Giulia lo guardava trepidante, temendo la solita indecisione. Savona capì e disse: “Vedrà, signora, con qualche esame del sangue e una scintigrafia daremo un nome a tutte le cose”.

*Cardiologo, ospedale S. Orsola Bologna
 

Ed ecco le vostre risposte

Amiloidosi. Michele Langella
 

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