LA SPERANZA ai tempi della crisi. Quando il futuro è incerto, continuare a sognare è l’unica via per accedere alla pienezza dell’esistenza. Nel libro L’arcobaleno sul ruscello. Figure di speranza, lo psichiatra Eugenio Borgna sviscera i vari aspetti della fiducia nel domani capace di farci uscire dalla solitudine e di ” illuminare le nostre vite”.

Professore, perché la speranza è così importante?
“Il filosofo danese Søren Kierkeggaard parlava di speranza come passione per quello che è possibile. Solo così possiamo liberarci dal significato immediato delle cose e cercarne il valore nascosto. Non dobbiamo essere prigionieri di quello che accade oggi ” .

È un modo per controllare le nostre pulsioni?
“Se viviamo solo il qui e ora, rimaniamo ancorati all’esperienza istintiva. Pensare al futuro ci aiuta anche a meditare sulle conseguenze delle nostre azioni. Bisogna avere memoria del passato, ma anche pensare a quello che deve ancora accadere”.

Vivere solo nel presente è un limite della nostra società dei consumi?
” Sì, dobbiamo invece tornare a immaginare il futuro, evitando le pulsioni effimere. Cercare ideali che diano fiducia nel domani e costruire qualcosa per gli altri, per le future generazioni. Se gli adulti non mantengono ” schegge di speranza” i giovani finiscono divorati da un’esperienza senza risultati e realizzazione”.

I giovani sono privi di fiducia?
“Le donne non scommettono nel futuro e non fanno figli. Oggi sono proprio i ragazzi ad aver perso le speranze. Come diceva il filosofo Walter Benjamin, la speranza è data a ciascuno di noi, perché la doni a chi l’abbia perduta”.

I disagi interiori aumentano con la crisi economica?
” Lo studio, il lavoro e i problemi economici sono collegati tra loro. Di fronte alla disoccupazione in molti si scoraggiano. L’entusiasmo si spegne anche in chi tiene accesa la speranza futura. Aumentano i disagi interiori. Tanto più angosce e tristezze aumentano, tanto più contagiano gli altri che a loro volta perdono le tracce di speranza”.

È importante stare insieme per coltivare la speranza?
“L’amore e i rapporti umani sono la soluzione al problema. Vivere insieme è l’unica via da percorrere. Apre il sentiero verso il futuro, verso ciò che non si è realizzato. I sogni e i desideri ci aiutano a vedere la stella che ci guida”.

Qual è il ruolo del medico?
” È necessario ascoltare la disperazione dei pazienti. Il sogno di ogni psichiatra è quello di incrinare le capsule di solitudine che avvolgono i malati. Il tentativo è quello di cogliere ciò che non è espresso e di restituire la fiducia necessaria per andare avanti. La speranza è da sempre al centro della cura: senza di essa non si riuscirebbe a trovare le parole da rivolgere ai pazienti, a ciascuno quelle che gli siano più consone. È come una stella cometa che illumina le notti dell’anima”.

Quanto conta il perdono di sé stessi e degli altri?
” È una componente della vita che ci aiuta a stare meglio, il risentimento è una prigione. Ma il perdono resta un grande mistero. Difficile perdonare un’ingiustizia che ha tagliato il percorso di una vita”.

Senza speranza, il rischio è la depressione. Come riaccendere la fiducia?
“Che si tratti delle difficoltà della vita quotidiana o degli abissi della psicopatologia, è dalla conoscenza di sé che nasce la spinta ad aprirsi al futuro e uscire dalla solitudine. È questa la via della terapia che, quando è necessario, deve essere accompagnata dai farmaci. Bisogna guardare in sé per coltivare i sogni”.

Che messaggio dare ai giovani? Come partire alla ricerca della speranza perduta?
” Devono trovare nel mondo degli adulti gli spazi di speranza che la generazione precedente non ha realizzato. Non bisogna pensare alle certezze, ma al possibile. Guardare al di là di quello che sembra un limite insormontabile. Il futuro deve diventare una dimensione di riscatto rispetto alla povertà del presente”.

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