Cv con Google Translate non basta per trovare lavoro negli Usa

Per lavorare negli Usa non è sufficiente usare Google Translate per scrivere il curriculum vitae. “Se diamo per scontate – dichiara Muriel Nussbaumer, ceo di ExportUsa, società di consulenza che aiuta le aziende e i professionisti italiani a entrare nel mercato americano- le basi, ovvero, ad esempio, il visto per poter lavorare negli Stati Uniti o la perfetta conoscenza della lingua, ci sono poi alcuni passi indispensabili da compiere per potersi presentare alle società in modo corretto. Il primo è sicuramente il curriculum vitae: non basta, naturalmente, usare Google Translate dall’italiano all’americano e pensare di aver fatto tutto il necessario per proporsi al mercato, anzi”.

Il primo aspetto da tenere in considerazione è la lunghezza: il curriculum vitae deve essere massimo di due pagine (molto meglio una pagina sola), ma necessariamente accompagnato da una lettere di presentazione. Niente fronzoli, dunque, e niente informazioni superflue. Attenzione: tra le informazioni ritenute superflue ci sono anche i dati anagrafici: no data di nascita e stato civile, ad esempio, e la foto. E’ consigliabile, inoltre, scrivere in formato Letter e non nel classico A4, perché in America nessuno lo usa.

“E’ importante -continua Muriel Nussbaumer- usare sempre espressioni semplici, senza giri di parole. Meglio scegliere verbi che mettano in luce, nel modo più chiaro possibile quello che si è fatto durante le precedenti esperienze lavorative. Io sconsiglio anche l’uso della prima persona, perché viene ritenuto poco professionale”.

Un altro tema molto importante è legato alla retribuzione: non è buona norma, quando ci si presenta alle aziende americane, esplicitare già durante i primi contatti la retribuzione desiderata: c’è sempre un margine di contrattazione, ma se ne parlerà una volta che l’iter di selezione sarà concluso.

“Un ultimo aspetto che tendiamo a sottovalutare -sottolinea Muriel Nussbaumer- è la modalità di invio del curriculum. Le aziende americane sono molto attente alla forma e, quindi, iniziano a valutare il candidato già in questa prima fase, quando deve semplicemente seguire le indicazioni. Se si richiede invio via mail, quindi, inutile mandare un messaggio privato su LinkedIn. Viceversa, se si chiede di candidarsi direttamente online, nella sezione del sito dedicata, non è una buona idea telefonare”.

Per i candidati italiani che mandano il curriculum a uno studio americano, valgono sostanzialmente le stesse regole generali, con qualche accorgimento in più. “Confermo -dichiara Andrea Fantozzi, responsabile dell’italian team e partner della società di consulenza internazionale Prager Metis Cpas, Llc- che il curriculum vitae per chi desidera iniziare o proseguire la sua carriera negli Stati Uniti deve essere breve, assolutamente non più di due pagine”.

“E’ importante indicare, inoltre, i voti scolastici -avverte- perché potrebbero rappresentare un fattore discriminante. Ai neo-laureati, o comunque a coloro che hanno meno di due anni di esperienza, consiglio di inserire anche le esperienze lavorative che non sono strettamente legate al percorso di studi”. Fantozzi si riferisce “ai cosiddetti lavoretti estivi, gli hobbies e anche tutte le esperienze (più o meno lunghe) maturare all’estero; se ci si sta candidando per una posizione junior, inoltre, è bene essere pronti ad affrontare una prova pratica per dimostrare le proprie competenze tecniche”.

“Anche il colloquio -ribadisce Andrea Fantozzi- è un momento delicato ed è importante arrivare molto preparati. Ci si gioca molto già nei primi secondi, cioè dalla stretta di mano che deve essere forte e decisa. Un altro aspetto da non sottovalutare, poi, è l’atteggiamento di fronte all’interlocutore: non essere troppo timidi – avverte – o troppo aggressivi, guardare sempre negli occhi, aspettare le domande, non distrarsi guardando il telefono, l’orologio o il tablet e dimostrarsi, sempre senza eccessi, entusiasti e curiosi”.

“Non dimentichiamoci, poi, di dimostrare -sottolinea- che si conosce bene l’azienda e la posizione per la quale ci si sta candidando. I miei colleghi americani, infine, apprezzano davvero molto coloro che arrivano preparati, magari con una serie di domande non superficiali e scontate e-o con articoli di giornale o altro materiale relativo alla società o al mercato in cui opera”.

Fonte