C’è anche Alessandro Profumo, banchiere ed attuale amministratore delegato di Leonardo, tra le 16 persone rinviate a giudizio dal gup di Bari per il crac Divania. Profumo è coinvolto nel processo nella sua qualità di ex amministratore delegato di Unicredit, la banca che – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe messo in atto una colossale truffa ai danni di quello che era uno dei più solidi gruppi imprenditoriali pugliesi, con sede a Modugno.

Il reato contestato è bancarotta. Oltre a Profumo, compariranno nel processo che inizierà il 5 maggio, anche un altro ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, e altri manager dell’istituto di credito. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dal pm Lanfranco Marazia e accolta dal gup Francesco Pellecchia.

L’inchiesta era nata dalla denuncia dell’imprenditore Francesco Saverio Parisi, che sarebbe stato indotto a sottoscrivere 203 contratti derivati che, in pochi anni, avrebbero portato la sua società al dissesto e poi al fallimento, dichiarato dal Tribunale nel 2011. Al fallimento è seguito il licenziamento dei 430  lavoratori.

 I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. I vertici di Unicredit (tra cui Profumo e Ghizzoni) – secondo l’accusa – hanno indotto Parisi a “compiere operazioni dolose a seguito delle quali la società veniva esposta a rischi di perdite potenzialmente illimitate per 15 milioni di euro, e dal compimento delle quali derivava il dissesto della società che successivamente nel 2011, falliva”.

Gli imputati sono: Profumo (ex amministratore delegato di Unicredit e attuale presidente di Leonardo); Ghizzoni, ex amministratore delegato Unicredit; Mario Aramini, ex direttore generale Unicredit; Alfredo Protino, ex responsabile direzione regionale Centro-sud Roma; Francesco Conteduca, ex direttore crediti Centro-sud; Giuseppe Cittadino, ex procuratore speciale per la stipula della convenzione dell’istituto; Luca Fornoni e Davide Mereghetti, ex responsabili unità organizzativa direzione finanza; Luigi Boccadoro, ex responsabile filiale di Bari; Giorgio Madonna, specialista prodotti derivati filiale di Bari; Francesco Antonio Ferrucci, ex responsabile filiale Bari; Flavio Carlo Maria Giannulo, Antonio De SantoValentino Fanelli e Pasquale Roberto Vinella,  gestori Corporate; Mario Di Biase, ex gestore Corporate. Tutti (tranne Aramini e Cittadino) rispondono di diverse ipotesi di bancarotta fraudolenta. Aramini e Cittadino sono accusati invece di estorsione nei confronti di Parisi, in concorso con Boccadoro e Protino. L’imprenditore, del tutto estraneo al fallimento, è stato individuato come parte offesa e si è costituito parte civile insieme a un centinaio di dipendenti.

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