Non ci fossero state delle fratture da stress al piede, probabilmente Michael Woods non avrebbe goduto di una giornata come quella vissuta alla Milano-Torino. Solo a causa di quegli ormai lontani problemi fisici, il 33enne canadese ha infatti virato da grande promessa del mezzofondo dell’atletica a bella realtà del ciclismo. Non un vincente con la ‘V’ maiuscola –un bronzo mondiale a Innsbruck, una tappa alla Vuelta nell’armadio -, ma un modo di correre spettacolare, senza risparmio. L’arrampicata verso Superga rappresenta l’apice, almeno per ora, della carriera: la Milano-Torino, giunta all’edizione numero 100, pur non rientrando in quelle monumento, può essere considerata una classica di rilievo assoluto, se non altro per essere la corsa più vecchia del panorama. La prima volta nel 1876 vinta da Paolo Magretti alla media di 13 km/h. Era un tipo che coltivava parecchie altre passioni, tanto da fare in seguito anche l’eploratore in Africa. 

Rilanci continui dell’azione nella salita finale: è stata la ricetta semplice – ma difficile di attuare – che ha permesso a Woods di vincere. Di avversari, e di grande spessore, ne ha avuti parecchi. L’ultimo a cedere l’ex campione del mondo Alejandro Valverde, quasi perfetto nella sua condotta di gara e candidato d’autorità per il Giro di Lombardia di sabato prossimo. Quel ‘quasi’ è tutto racchiuso in uno sguardo di troppo all’indietro dato dal murciano per tenere d’occhio un brutto cliente come Adan Yates. Su quella piccola incertezza, quasi impercettibile, è saltato Woods per dare la stoccata finale.
   

Bell’epilogo e bella gara. Cavagna (Deceuninck-QuickStep), Dalla Valle (UAE Team Emirates), Bou (Nippo-Vini Fantini), Savini (Bardiani-CSF), Rosskopf (CCC Team) sono i protagonisti della fuga di giornata più corposa. Il gruppo tiene sotto controllo il drappello, forte del fatto che il circuito finale non è amico di chi scappa: prevede infatti due volta la salita di Superga, 5 km con punte del 15%. Cavagna è l’ultimo a mollare, ma i giochi per la vittoria sono altrove. Tanti bei personaggi nella sfida finale. Il giovane francese Gaudu conferma la qualità, sua e della attuale scuola francese. Tanta energa in corpo, in parte sprecata in un momento in cui sarebbe stato lecito tirare il fiato. Lui e Woods sembrano avere la meglio, ma dietro un Egan Bernal non ai livelli del Tour vinto, ma comunque in buona condizione, riporta sotto con la sue lunghe tirate Adam Yates e Valverde. Un attimo di impasse, e rientrano anche Benoot e Mollema. A sensazione, il terreno che si prepara è per Valverde, ma è Woods ad avere una carta in più. “Ogni volta che riesci a battere un corridore come Valverde è un momento speciale -spiega-. Oggi sono stato fortunato, avevo una squadra molto forte. Forse ho attaccato un po’ troppo ma volevo correre in maniera aggressiva, sono contento che abbia funzionato”.

ORDINE D’ARRIVO
1  Michael Woods (Can) EF Education First    4:03:48
2  Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team    
3  Adam Yates (GBr) Mitchelton-Scott    0:00:05
4  Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal    0:00:10
5  David Gaudu (Fra) Groupama-FDJ    
6  Egan Bernal (Col) Team Ineos    
7  Bauke Mollema (Ned) Trek-Segafredo    0:00:23
8  Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team    0:00:33
9  Kevin Rivera Serrano (CRc) Androni Giocattoli-Sidermec    
10  Enric Mas (Spa) Deceuninck-QuickStep    0:00:38

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