Fra Messina e Siracusa, le buche lungo le strade statali valgono oro, questo hanno scoperto la Procura di Catania e la Guardia di finanza. L’oro delle mazzette attorno ai cantieri truffa: i lavori di manutenzione straordinaria venivano pagati con cifre a tanti zeri, ma non venivano mai eseguiti fino in fondo. All’alba è scattato un blitz: tre funzionari del compartimento Anas di Catania sono finiti agli arresti domiciliari, uno in carcere, un altro è stato interdetto per un anno, ai domiciliari anche quattro imprenditori.
 
Neanche il tempo di sistemare una strada che già bisognava rimetterci mano. Qualcuno era arrivato a dare la colpa al sole, dicevano che in Sicilia l’asfalto brucia in maniera più intensa. Un po’ come la famosa battuta del film ‘Johnny Stecchino’: “Una delle piaghe della Sicilia è il traffico”. Ma non c’entrava affatto il sole, e neanche l’intensa circolazione. L’unica verità, svelata dalle indagini coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Fabrizio Aliotta, è che i lavori venivano eseguiti a metà: ad esempio, lasciando il vecchio asfalto danneggiato. E poi i solerti funzionari dell’Anas di Catania attestavano che tutto era stato fatto a regola d’arte.

Catania, i soldi delle mazzette Anas avvolti nella carta stagnola

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Il 20 settembre, i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria avevano sorpreso un imprenditore mentre consegnava una mazzetta da diecimila euro a due funzionari, all’interno degli uffici dell’Anas, i soldi erano anche per il loro dirigente. Dopo essere finiti in manette, hanno subito confessato. A casa del dirigente c’erano 18.200 euro in contanti avvolti nella carta stagnola, nascosti nel guardaroga griffato. Così è emersa l’ultima Tangentopoli di Catania attorno alle strade statali della Sicilia Orientale.

 
“Lavori in economia”, li chiamavano nelle intercettazioni eseguite dal Gruppo tutela finanza pubblica. Ma il risparmio non era per le tasche del cittadino. Il “risparmio” del 20 per cento sull’importo dei lavori era per la spartizione. Risparmio dei lavori di scarificazione, risparmio delle spese di trasferimento del materiale in discarica. Quello che non veniva speso, si divideva secondo un rigido manuale della mazzetta: due terzi all’azienda, un terzo ai funzionari corrotti. Ecco perché le buche erano d’oro. In Sicilia, una buca è per sempre.
 

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