Il bonus fino a 400 euro annui per l’acquisto del latte artificiale per le mamme che non possono allattare, previsto da un emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio del Senato, rischia di “svantaggiare l’allattamento al seno”. L’alzata di scudi arriva dall’Associazione culturale pediatri (Acp), nel provvedimento intravede “una politica opposta alle raccomandazioni dell’Oms e alle scelte di altri Paesi”.

L’emendamento, che porta la firma del senatore 5S Raffaele Mautone, potrà essere erogato fino al sesto mese di vita del neonato. Sarà un decreto del ministero della Salute, atteso entro marzo, a stabilire i requisiti economici per l’accesso al bonus e per quali impedimenti all’allattamento al seno (condizioni patologiche, compresi i casi di ipogalattia e agalattia).

Ma i pediatri dell’Acp si interrogano sulle conseguenze che potrebbe portare un aiuto economico a queste condizioni. Lo spiega Federica Zanetto, presidente Acp: “Il provvedimento innalza il rischio di diminuire la diffusione dell’allattamento al seno, va contro le indicazioni di tutte le società scientifiche e dell’Oms, ed è in evidente contrasto con lo spirito del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno”.

“Sono molto rare – prosegue Adriano Cattaneo, epidemiologo dell’Acp – le condizioni patologiche reali (assolute e permanenti) che rendono impossibile l’allattamento e che, nelle misure attuative che verranno stabilite, sono da considerare come destinatarie della fornitura gratuita di formula tipo 1″.

I pochi casi in cui la formula è necessaria, sono elencati ad esempio nella legge regionale del Piemonte precisa Acp, e già molte regioni (oltre al Piemonte anche l’Emilia Romagna, la Toscana, il Friuli Venezia Giulia e altre) forniscono il latte artificiale gratis in questi casi per i primi 6 mesi. Ma i pediatri sottolineano soprattutto che la “diffusione di queste patologie non è tale da meritare un provvedimento legislativo”.

“Investimenti andrebbero fatti invece sul fronte opposto: nel Nord dell’Inghilterra, esperienze pilota hanno incentivato l’allattamento esclusivo con sostegni economici crescenti, all’aumentare della durata dell’allattamento, per mamme sotto una soglia di reddito predeterminata, e si sono dimostrate vantaggiose anche da un punto di vista economico – conclude Zanetto – e negli Usa un bonus economico per la mamma che allatta, nelle famiglie a basso reddito, ha aumentato il ricorso a questa pratica”.

In Italia il rischio per il neonato di non essere allattato al seno è già alto in alcune aree del Paese. “La percentuale di bambini allattati esclusivamente al seno nei primi 4 mesi passa dal 44% della provincia autonoma di Trento o dal 40% della Toscana, al 16% della Campania, al 17% della Calabria e della Sicilia”, spiega Acp. Mentre i benefici dell’allattamento al seno nell’immediato e nel futuro del bambino sono pieni di evidenze scientifiche. In Toscana nel 2004 una proposta analoga a questo emendamento alla legge di bilancio è stata opportunamente trasformata in una delibera regionale che prevede la fornitura gratuita di formula tipo 1 per le madri impossibilitate ad allattare per una controindicazione assoluta e permanente (pochissime, tra cui anche la situazione di decesso materno). La procedura si conclude con la autorizzazione regionale e l’attivazione della fornitura da parte delle farmacie. Pochi casi all’anno.

“Se si vuole fare una norma che sia davvero di sostegno alle mamme e ai bambini, si investano risorse per una maggiore tutela del diritto all’allattamento al seno delle donne che lavorano, in particolare per le donne che lavorano al di fuori dei settori che tutelano questo diritto. Ci si preoccupi, piuttosto, di sostenere l’allattamento al seno che è oro colato per il neonato e si dia sostegno, soprattutto nei primi tempi dopo il parto, a tutte le mamme, in modo da poter ridurre le forti diseguaglianze ancora presenti nel nostro Paese”, conclude Acp.

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