TRA LE TANTE VIGNETTE e foto simpatiche che stanno ‘viaggiando’ in rete e sui gruppi Whatsapp in questi giorni, ce ne sono anche alcune che hanno come protagonisti gli animali ‘offerti’ in noleggio come lasciapassare per uscire di casa in tempo di quarantena. E’ solo un modo scherzoso che, però, coglie in qualche modo la ‘funzione sociale’ che i nostri animali domestici stanno svolgendo anche in questa fase così difficile per tutti. E poi non mancano i dubbi: i nostri animali possono ammalarsi di Covid 19? Se qualcuno della famiglia è risultato positivo deve evitare il contatto con cani e gatti? Tanti dubbi a cui sta cercando di rispondere l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali (Enpa).

Il Sars-CoV-2 può infettare gli animali domestici?

E’ un dubbio sorto in tutti coloro che hanno un animale domestico dopo la notizia del cane debolmente positivo al coronavirus a Hong Kong. Da allora, l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali (Enpa) ha ricevuto migliaia di quesiti e perciò ha promosso la divulgazione di un Vademecum sugli animali al tempo del Coronavirus, costantemente aggiornato, e fruibile sul sito dell’Associazione per fornire le corrette indicazioni su che cosa possiamo fare e che cosa non dobbiamo fare per la tutela della salute di tutti. Ma come stanno le cose? “Sebbene il Sars-CoV-2 sia con molta probabilità originato da un animale – chiarisce anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) – oggi l’epidemia è sostenuta esclusivamente dalla trasmissione del virus tra uomo e uomo o tramite il contatto con oggetti contaminati, senza il coinvolgimento attivo di animali”. Tuttavia, la situazione è in rapida evoluzione ed è quindi sempre bene controllare gli aggiornamenti scientifici.

Limitare il contatto con gli animali in caso di infezione

Altro dubbio: è meglio evitare il contatto con animali da compagnia in caso di infezione da Sars-CoV-2? Secondo gli esperti dell’Izsve, in caso di infezione è meglio limitare i contatti al minimo indispensabile, esattamente come si deve fare per gli altri membri della propria famiglia e come è consigliabile fare in caso di qualsiasi forma di malattia. È sempre raccomandabile mantenere un alto livello di igiene, lavandosi le mani prima e dopo aver toccato il nostro animale domestico. Inutile, poi richiedere un test per coronavirus felino o canino per valutare se i nostri animali sono sani perché i coronavirus che infettano loro sono molto diversi dal Sars-CoV-2. Esistono infatti moltissimi coronavirus in grado di infettare l’uomo e gli animali domestici, che non hanno nulla a che fare con l’epidemia di Covid-19. Poiché il test effettuato su cani e gatti è specifico per i coronavirus felini o canini, il risultato del test non darebbe alcuna informazione relativamente all’infezione da Sars-CoV-2.

Gattare e volontari: cosa possono continuare a fare

Alcune città sono anche piene di gattare che accudiscono una colonia felina o di gatti liberi sul territorio così come ci sono volontari che si occupano di cani liberi. Possono continuare a farlo? L’Enpa risponde di sì, ma con specifici accorgimenti negli spostamenti. L’accudimento e cura delle colonie feline e dei gatti in stato di libertà, dei cani di quartiere e cani liberi accuditi, rientrano nell’ambito della deroga relativa ai “motivi di salute”, in quanto tali motivi sono da estendersi anche alla sanità animale (come chiarito dal Ministero della Salute). Infatti, la circostanza è una “situazione di necessità” perché i gatti ed i cani liberi non sarebbero infatti accuditi e alimentati e sarebbero esposti a maltrattamento e a abbandono. Di più: se alla gattara o al volontario viene impedito di prendersi cura degli animali, di sanificare gli spazi dove abitualmente dimorano, i gatti ed i cani liberi andrebbero alla ricerca di cibo, creando potenzialmente una dispersione della colonia con relative problematiche. Le gattare ed i volontari che si trovassero in questa condizione, devono portare con sé il modulo di autocertificazione in cui si dichiara la situazione di necessità (terza casella) + il motivo di salute.

Meno soli e più utili grazie al pet

Al di là, dei tanti dubbi pratici, in questo periodo stiamo riscoprendo il grande valore del rapporto uomo-animale anche perché stando più tempo in casa si ha l’occasione per dedicarsi maggiormente anche al proprio amico a quattro zampe. “Siamo in isolamento forzato, in un clima di paura e smarrimento. Abbiamo dovuto da un momento all’altro fare a meno del contatto umano e delle nostre abitudini”, dice Francesca Mugnai, esperta di pet therapy, direttore scientifico Centro Ricerca Antropozoa. Dunque, vivere con un animale da compagnia in casa è un grande vantaggio, soprattutto in questo particolare momento storico e sociale. “Permette di uscire un po’ per espletare le sue necessità, ma la sua presenza è utile soprattutto tra le mura domestiche: ci fa sentire meno soli, più forti, più utili, permette di affrontare meglio ciò che avviene intorno e non è motivo di ulteriore angoscia. Inoltre, anche il sistema familiare ne può trarre benefici: ognuno ha il suo compito verso l’animale”, aggiunge l’esperta.

Perché il cane o il gatto non provocano ansia

Ma i nostri amici a quattro zampe sono anche dei formidabili antistress perché mentre quando comunichiamo con parenti e amici si parla sempre irrimediabilmente di coronavirus, con l’animale questo non accade. “Con lui – spiega Mugnai – il rapporto è immediato: qui e ora. Non ci fa pensare al futuro, ma all’adesso. Un legame che funge da protezione mentale, tanto importante nei momenti di fragilità. È una dipendenza emotiva reciproca spontanea, genuina, che aumenta la nostra resilienza”. Inoltre, importanti studi evidenziano come la salute mentale abbia tra gli elementi determinati il contatto con la natura e il legame con gli animali sarà fondamentale anche quando dovremo tornare alla normalità.



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